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Le tappe della sovranità della Repubblica di San Marino

 

 

0-Premessa

1-La libertas medioevale

2-Da Valle Sant'Anastasio a Roma

3-Fatta salva la loro libertà

4-Dell'origine, et Governo della Republica di San Marino

5-Tassa del Milione

6-Relinquo vos liberos utroque Homine

7-Napoleone I e Napoleone III

8-San Marino arriva all'Onu

 

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La Libertas  medioevale

 

    

In genere, nel Medioevo, una comunità piccola e marginale come quella sammarinese quasi sempre è soggetta a una famiglia feudataria esterna (o comunque ad un’autorità esterna) che governa il luogo attraverso un vassallo (o governatore) e mette nella rocca un suo castellano.

Non avviene lo stesso per la comunità sammarinese.

I sammarinesi, pur geograficamente dentro i territori dello Stato della Chiesa, sorto con le donazioni dei re dei Franchi ai sommi pontefici attorno al 750, non si ritengono soggetti alle autorità dello Stato della Chiesa. Si autogovernano.

 Da sé provvedono alla nomina – una nomina a tempo - di due Capitani i quali amministrano la comunità, giustizia compresa. Il primo riscontro oggettivo di questa singolare situazione ci proviene dalla relazione del cardinal Anglico che, nel 1371 fu incaricato da papa Gregorio XI, in Avignone, di compiere una ricognizione nei territori facenti parte dello Stato della Chiesa, in vista di un ritorno dei papi a Roma.

Da quando e in base a che cosa i sammarinesi hanno guadagnato questo status di autogovernabilità?

Il 9 luglio 1296 a Valle Sant’Anastasio, una località a due passi dal Titano, è celebrato un processo contro la comunità sammarinese. Essa è stata chiamata in giudizio perché si rifiuta di pagare certi tributi alle autorità nominate dal papa per la zona del Montefeltro. Il giudice chiede la motivazione di tale rifiuto. Si presentano una quindicina di sammarinesi al processo. Alla domanda del giudice, che chiede se essi hanno un privilegio dell’imperatore, i sammarinesi rispondono di no. E rispondono di no anche alla domanda se  hanno un privilegio del papa. Rispondono, quasi tutti i testimoni, che non pagano perché il loro luogo è libero ed esente da qualsiasi tributo. E lo è da tempo immemorabile. È libero da ogni gravame per la concessione fatta al Santo Marino - e agli abitanti del Titano - da donna Felicissima quando il Santo, appunto, venne dalla Dalmazia.

La testimonianza resa dai sammarinesi a Valle Sant’Anastasio richiama alla memoria gli antichi testi che riportano la Vita e gli Atti del Santo Marino e, in particolare, il passo in cui è detto che donna Felicissima ha fatto dono del Monte, con le immediate adiacenze, al Santo e ai suoi successori.

 Dal verbale del processo di Valle Sant’Anastasio apprendiamo dunque che nel 1296 i sammarinesi danno una interpretazione piuttosto estensiva della donazione di Felicissima. Il Santo, nell’occasione, avrebbe acquisito da donna Felicissima non solo il possesso del Monte, ma anche il diritto di giurisdizione, cioè l’autonomia politica, ovvero la non soggezione ad autorità esterne, cioè papali. Per cui essi, eredi del Santo, quindi titolari legittimi di quel diritto, non sono tenuti a pagare lo specifico tributo per il quale sono stati citati in giudizio, in quanto esenti da qualsiasi tributo decretato da autorità esterne alla comunità. Infatti alla domanda del giudice che chiede che cos’è la libertà, essi rispondono: nemini teneri, cioè non aver obblighi verso nessuno, se non verso Nostro Signore Gesù Cristo (nisi Domino Nostro Jesu Cristo).

    

 

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