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Le tappe della sovranità della Repubblica di San Marino

 
 

0-Premessa

1-La libertas medioevale

2-Da Valle Sant'Anastasio a Roma

3-Fatta salva la loro libertà

4-Dell'origine, et Governo della Republica di San Marino

5-Tassa del Milione

6-Relinquo vos liberos utroque Homine

7-Napoleone I e Napoleone III

8-San Marino arriva all'Onu

 

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Da Valle Sant’Anastasio a Roma

 

        

Quanto dichiarato dai sammarinesi a Valle Sant’Anastasio in merito al Santo non è un marchingegno furbesco escogitato al momento per superare la contingenza. Cioè per non pagare quello specifico tributo.

I sammarinesi sono realmente convinti che il Santo Marino li abbia resi liberi da ogni vincolo esterno. Ne parlano non solo nelle aule dei tribunali, ma anche tra di loro, usualmente, correntemente, normalmente. La nostra libertà è durada già 1200 anni per li meriti del nostro sancto, scrive Marino Calcigni nel 1456 in una lettera da Urbino per stimolare i suoi concittadini a fare certe scelte politiche.

Questo loro convincimento, i sammarinesi hanno il coraggio di andare a sostenerlo di persona addirittura a Roma, davanti ai temibili, sospettosi, smaliziati papi del Rinascimento. E proprio negli anni in cui i papi hanno i nervi a fior di pelle a causa dell’esplosione del protestantesimo che sta creando in Europa un clima pesantemente antiromano e antipapale. Anzi proprio negli anni in cui i papi stanno decidendo di passare al contrattacco gettando le basi della controriforma con l’impostazione del Concilio di Trento e, anche, dando più spazio e mezzi al tribunale dell’inquisizione.

L’occasione per far conoscere a Roma il loro convincimento, per i sammarinesi è creata dal sovrapprezzo sul sale che il papa Paolo III ha imposto a tutti i sudditi dello Stato della Chiesa nel 1539 per sopperire alla diminuzione di entrate a causa del protestantesimo ed anche per fronteggiare l’avanzata dei Turchi arrivati a minacciare la stessa Roma. I sammarinesi non hanno un privilegio da produrre a sostegno della loro richiesta di esenzione. Ai legulei della curia romana si limitano ad esporre che essi si ritengono in diritto di non pagarlo quel sovrapprezzo, perché sono esenti da tutti i tributi. Sostengono infatti che pur abitando un luogo situato geograficamente dentro lo Stato della Chiesa, politicamente non ne fanno parte. Loro non sono sudditi del papa.

I sammarinesi - abili diplomatici - non oppongono, però, pregiudizialmente, una chiusura davanti alle richieste della Camera apostolica, di contribuire in qualche modo alle necessità finanziarie papali. Nel muro contro muro avrebbero perso irrimediabilmente. Fanno sapere che, sensibili ai bisogni di papa Paolo III il quale, in quanto sommo pontefice, è tanto impegnato a difendere la cristianità contro gli infedeli, sono ben disposti a dare il loro contributo, non però come sudditi del papa, ma come cattolici. E non senza contropartita. Chiedono infatti che lo stesso Paolo III, nell’occasione, riconosca formalmente che essi:

·                        non sono soggetti ai tributi ordinari normalmente imposti ai sudditi nello Stato della Chiesa;

·                        si autogovernano legittimamente;

·                        in ambito politico non sono soggetti ad alcuna autorità, cioè non hanno superiore.

In conclusione, i sammarinesi puntano ad un riconoscimento esplicito e pieno del loro status di libertà, in cambio di una offerta per il sostegno della Fede Cattolica. Vorrebbero che papa Paolo III emanasse un documento ufficiale, un Breve, che confermasse essere la Terra di San Marino pienamente libera. Chiedono, come essi stessi dicono, un riconoscimento di quela libertà che gia mille anni et più avemo in pace posseduta.

Due documenti ufficiali a firma del card. Guido Ascanio Sforza, camerlengo (11 aprile 1548) e dello stesso papa Paolo III (11 ottobre 1549), riconoscono che i sammarinesi non sono soggetti a nessuno, con la formula: neminem superiorem in temporalibus recognoscentes. Si tratta di una formula giuridica ben nota in diritto. A detta di mons. Enrico Enriquez (colui che restituirà la libertà ai sammarinesi violata dal Card. Giulio Alberoni nel 1739) in pratica si tratta di un riconoscimento di indipendenza vera e propria. Detta formula nasce nel Trecento, nell’Italia centrale. Una città veniva ritenuta libera se non dipendeva dall’imperatore, cioè se non doveva ricevere da lui statuti e leggi o richiederne l’approvazione. Insomma era libera se credeva di essere nella condizione di poter non riconoscere alcun potere superiore. La formula è stata attribuita al giurista Bartolo di Sassoferrato.

Dunque da un papa i sammarinesi ottengono a Roma a metà Cinquecento il riconoscimento della Libertas come già era avvenuto a Valle Sant’Anastasio alla fine del Duecento. In nome del Santo Marino.

 
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