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Le tappe della sovranità della Repubblica di San Marino

 

0-Premessa

1-La libertas medioevale

2-Da Valle Sant'Anastasio a Roma

3-Fatta salva la loro libertà

4-Dell'origine, et Governo della Republica di San Marino

5-Tassa del Milione

6-Relinquo vos liberos utroque Homine

7-Napoleone I e Napoleone III

8-San Marino arriva all'Onu

 

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Fatta salva la loro libertà

 

    

Nonostante il chiaro riconoscimento in diritto della Libertas da parte di un papa nel 1549, i sammarinesi continuano a ricercarla nel corso del Cinquecento a partire dallo stesso 1549: rinsaldano i vincoli di amicizia e di alleanza coi duchi d’Urbino, fino a chiedere ad essi un atto esplicito e formale di protezione. Verso la fine del Cinquecento, prefigurandosi la fine del ducato d’Urbino a causa dell’esaurirsi della discendenza maschile della famiglia ducale, i Della Rovere, San Marino per tempo affronta il problema, rivolgendosi proprio al papa.

Nel 1603 i sammarinesi chiedono direttamente al papa di impegnarsi, da subito e per iscritto, a proteggerli, in sostituzione di Urbino, se e quando quel ducato sparirà. Il papa, Clemente VIII, accetta i sammarinesi sotto la protezione della Chiesa Romana, e de Sommi Pontefici in perpetuo, offerendo essi di stare, e di essere ai Romani Pontefici, e alla Sede Apostolica sempre, ed in perpetuo riverenti, sudditi, e fedeli, salva la loro libertà. Ecco il punto: salva la loro libertà. I sammarinesi ottengono tale impegno da parte del papa mediante un Chirografo, cioè un documento vergato dal papa stesso di propria mano.

Nel frattempo i sammarinesi caratterizzano il loro status indicando come Principe il loro Santo, cui riescono a dare una consistenza sotto l’aspetto del culto del tutto nuova dopo il Concilio di Trento, seguendone i dettami, attenti a non compiere passi falsi in quanto a ortodossia.

 Il Santo Marino è colui che ha dato origine, principio, nome e fama à questa terra n.ra et di più co’ li suoi prieghi apresso il grande Iddio, lha sempre diffesa et protetta da ogni potentia humana mantenendola nella sua antichissima libertà, si legge negli atti del Consiglio del 10 agosto del 1586.

Ai primi di maggio di quello stesso anno, ha avuto luogo la ricognizione delle reliquie del Santo. Le reliquie il 3 settembre dello stesso anno sono portate in processione per la Terra, come per una rinnovata presa di possesso del luogo. Il suo luogo.

Il Santo, dal 1586, assume via via più marcatamente i connotati del signore, del padrone del luogo. Quando vengono promulgati nuovi Statuti (nell’anno 1600), sul frontespizio (al posto del signore del luogo o dell’autorità pontificia che li ha ‘confermati’) c’è l’effigie del Santo Marino che sorregge con entrambe le mani la sua Terra.

Nel 1602 le Ossa della Testa del Santo vengono riposte in un semibusto d’argento. Nel 1629 si procede all’incoronazione di detto semibusto. Il cerimoniale prevede che, posta dal vescovo la corona in capo al Santo e coronato, tutti si prosternino ginocchioni, e si dia nelle trombe, tamburi, campane, e si spari da ogni paese e gridi, et acclami da ogn’uno Viva il nostro S. Marino, Viva il Padrone S. Marino, Viva il Prencipe S. Marino. Perché tanto clamore? L’eco dell’incoronazione deve arrivare fino a Roma.

 

Il duca d’Urbino, Francesco Maria II Della Rovere, andava spegnendosi. Senza figli. I luoghi del ducato stavano già passando, uno dopo l’altro, sotto il dominio diretto della Santa Sede. I sammarinesi, da secoli alleati di Urbino, in quel frangente, avevano un assoluto bisogno di distinguersi dai luoghi del ducato. Cioè di prendere le distanze dalla famiglia principesca di Urbino. Di far sapere che il Titano era territorio di altro Principe: il Santo Marino.

Chi, in epoca di controriforma, oserà togliere una corona dal capo di un Santo? A meno che il Marino venerato sul Titano come Santo, non sia Santo. Già perché il Marino del Titano non è nell’elenco dei Santi per i quali si ha il riscontro di una formale canonizzazione. Proprio in quegli anni sotto il Pontificato di Urbano VIII stava arrivando ad una prima conclusione, sotto la vigilanza della Inquisizione, il processo di sistemazione delle norme in materia di beatificazione e canonizzazione avviato da Sisto V. I sammarinesi, nel timore che la strada del riconoscimento formale per il loro Santo potesse diventare più difficoltosa, in tutta fretta avevano fatto eseguire un sopralluogo - accesso giuridico - da parte dell’ordinario diocesano perché certificasse l’esistenza e l’antichità del culto in onore di Marino sul Titano, in tutte le principali espressioni: festività, preghiere, canti. Per ogni fase dell’accesso giuridico i notai avevano stilato un atto specifico. Questi atti costituiranno la base della documentazione necessaria per tentare di far inserire il Santo Marino fra i Santi ufficialmente riconosciuti dalla Chiesa, attraverso la procedura della ‘canonizzazione equipollente’. Il riconoscimento formale della Santità di Marino viaggerà, per alcuni secoli, in parallelo con quello della piena autonomia del luogo.

 

 

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