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Le tappe della sovranità della Repubblica di San Marino

   

0-Premessa

1-La libertas medioevale

2-Da Valle Sant'Anastasio a Roma

3-Fatta salva la loro libertà

4-Dell'origine, et Governo della Republica di San Marino

5-Tassa del Milione

6-Relinquo vos liberos utroque Homine

7-Napoleone I e Napoleone III

8-San Marino arriva all'Onu

 

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 Dell’origine, et governo della Republica di San Marino

   

    

L’autonomia della comunità del Titano corre un rischio evidentissimo ed oggettivo nel 1631 quando muore a Urbino il principe Della Rovere e scompare, con lui, il ducato d’Urbino.

La piccola autonomia sammarinese senza più alle spalle una famiglia potente come i Montefeltro o i Della Rovere, è guardata con interesse dalle realtà circostanti ed è ritenuta una facile preda, soprattutto dai vicini.

Il vescovo di Pennabilli vorrebbe riacquisire le prerogative del vescovo-conte nella sua diocesi, Titano compreso, sottrattegli dai Montefeltro già all’inizio della loro ascesa. Rimini vorrebbe estendere la sua amministrazione municipale verso l’Appennino, Titano compreso, come ai tempi gloriosi dei Malatesta. Pure la Legazione di Romagna con a capo Ravenna è interessata a questi luoghi. E’ un interesse che nasce sulla base di antichi documenti anteriori al Mille, quando il primato del vescovo di Roma non si era ancora pienamente affermato sugli altri vescovi, in particolare su quello di Ravenna, una città-capitale.

I sammarinesi, nel 1633, affidano la difesa della legittimità della loro libertà a un loro concittadino, Matteo Valli, il quale attraverso una dotta e appropriata dissertazione storico-giuridica ne fa conoscere l’origine e ne ripercorre i punti fondamentali dello sviluppo. In sintesi sostiene che il Consiglio dei Sessanta a San Marino è legittimato a governare così come nelle altre autonomie è legittimato a governare il feudatario che abbia ricevuto la investitura da un papa o da un imperatore. Il Consiglio ha ricevuto il potere di governo dall’Arengo che l’ha ricevuto dal Santo, il quale l’ha guadagnato coi suoi meriti e presso Dio e presso gli uomini.

Nel 1661 da due giuristi sammarinesi viene riscritta la Vita del Santo (la prima in lingua volgare di carattere moderno) e si precisa che si ribadisce nell’occasione che San Marino Eremita … dié l’essere alla Republica di questo nome, la quale conserva le sue preziose spoglie, … come pegno di Protettione ... con ossequiosa diligenza nella Chiesa Maggiore dedicata al medesimo Santo sotto le chiavi raccomandate alla Custodia degli Ill.mi Capitani. La Vita è pienamente convalidata da Bernardino Scala, vescovo del Montefeltro e, dopo tale approvazione, è spedita ai Bollandisti, un gruppo di Gesuiti in Belgio, specializzati in opere di tipo storico-religiose relative ai Santi.

Insomma la Vita del Santo compilata nel 1661 - dentro uno Stato singolare come lo Stato della Chiesa che ha al vertice un uomo che è nello stesso tempo monarca e sommo Pontefice - può, secondo i sammarinesi, fornire una base di legittimazione alla loro autonomia. Una base necessaria e sufficiente. La Vita del suo Santo per l’autonomia sammarinese equivale al diploma di investitura per un feudo.

Vista da Roma la Repubblica di San Marino non è che una delle tante piccole autonomie (terrae mediate subiectae) di cui è punteggiato lo Stato della Chiesa, uno Stato disarticolato al suo interno più di qualsiasi altro. E non ha un’origine e una storia meno documentate di quelle di tante altre autonomie che pure i papi hanno lasciato sopravvivere. E continuano a lasciar sopravvivere nel Seicento.

 

 
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