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Le tappe della sovranità della Repubblica di San Marino

   

 

0-Premessa

1-La libertas medioevale

2-Da Valle Sant'Anastasio a Roma

3-Fatta salva la loro libertà

4-Dell'origine, et Governo della Repubblica di San Marino

5-Tassa del Milione

6-Relinquo vos liberos utroque Homine

7-Napoleone I e Napoleone III

8-San Marino arriva all'Onu

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Napoleone I e Napoleone III

   

    

  Napoleone I, nella sua discesa in Italia, non considera la Repubblica di San Marino un frutto del Medioevo, ma una scintilla residuale della libertà antica, frutto della civiltà greco-romana, sopravvissuta fortunosamente attraverso il Medioevo. Tutti gli Stati della penisola italiana vengono travolti, comprese le repubbliche oligarchiche di Lucca, Genova, Venezia. Solo la Repubblica di San Marino si salva, indicata come modello di libertà.

Per San Marino Napoleone I è importante. Infatti lo protegge e lo fa crescere, fino ad elevarlo concretamente a Stato, con scambio di ambasciatori e firma di trattati. Analogo atteggiamento protettivo verso San Marino terrà Napoleone III.

Napoleone III assume la protezione di San Marino in un momento cruciale: quello della unificazione politica della penisola italiana.

Nel 1859 la penisola italiana è un reticolato di piccoli stati: ogni stato con le sue diverse tradizioni, la sua storia, il suo re, il suo duca o granduca.

San Marino è dentro uno di questi, quello Pontificio. La sua sovranità e la sua personalità internazionale sono di dubbio riconoscimento. Insomma San Marino è in una posizione molto debole, di gran lunga più debole di quella di altri, ad esempio, il Granducato di Toscana.

 A promuovere l'unificazione sono i liberali. Mazzini, il loro leader, non ha successo. Si trascina per decine d'anni, coi suoi moti rivoluzionari, collezionando, un insuccesso dietro l'altro. Non riesce nella sua impresa perché su quegli staterelli vigilano due supergendarmi dell'ordine europeo, Francia ed Austria: le loro truppe sono pronte ad accorrere in ogni angolo della penisola, al primo accenno di disordine.

 E' Cavour che dà una strategia operativa ai liberali, trasferendo parte del gioco in ambito internazionale: attira dalla sua parte la Francia e la lancia contro l'Austria.

 Cavour ce la fa ad unificare la penisola, in tre fasi. In ognuna di queste fasi gli è necessario l'assenso di Napoleone III.

Seguiamo in dettaglio il processo di unificazione.

Prima fase. Napoleone III scende in campo a fianco dei Piemontesi contro l'Austria, col programma di sottrarle Lombardia e Veneto. In cambio avrebbe Nizza e la Savoia. Come è noto ci si ferma a metà, alla sola Lombardia. Il passaggio di Nizza e Savoia rimane in sospeso. La guerra dura pochi mesi. Sono sufficienti per provocare il finimondo in altre parti d'Italia. I liberali, appena vedono che le due superpotenze sono intente a scontrarsi fra loro, escono allo scoperto, stendono le loro bandiere, inneggiano all'unità nazionale: basta questo perché in Toscana, in Emilia e in Romagna arciduchi, duchi e legati pontifici lascino i loro posti. Da notare che nelle Marche e in Umbria le milizie pontificie invece fecero fuoco e ripresero in mano la situazione.

San Marino è di nuovo, dopo tanto tempo, a confine fra due realtà diverse.

Seconda fase. Napoleone III ha qualche difficoltà in casa per tutti quei soldati morti e morti senza contropartita. Allora Cavour, intenzionato a mantenerselo comunque dalla sua parte, lo aiuta: gli cede ugualmente Nizza e la Savoia. Come contropartita ottiene il consenso ad annettersi Toscana, Emilia e Romagna. L'annessione di quelle regioni ci fu: fu realizzata attraverso plebisciti indetti nel marzo del 1860. Si vota ovunque, in tutta la Romagna. Si vota anche a Rimini, e negli altri piccoli centri.

 A San Marino non si vota. Da qualche parte dovrà essere stato deciso che a San Marino non si voti.

Terza fase. Nel maggio del 1860, Garibaldi con i suoi Mille sbarca in Sicilia, libera l'isola. Ma non si ferma qui. Attraversa lo stretto e prosegue la sua marcia, successo dopo successo, decisissimo ad arrivare a Roma. Napoleone III non  può a questo punto non opporsi. Si è assunto l'onere e l'onore di difendere il papa di fronte ai cattolici del suo paese e di tutto il mondo: farà di tutto per mantenere il suo impegno.

 Di fronte all’offerta di Cavour di fermare Garibaldi, Napoleone non ha alternative: è costretto a dire di sì, ma nello stesso tempo deve pure acconsentire che Cavour si prenda, strada facendo, le Marche e l'Umbria. Non può proprio sottrarsi. Pure San Marino avrebbe potuto seguire la sorte di queste regioni, invece viene lasciato indietro.

 E' vero che i Piemontesi hanno fretta: passano giù di corsa. E' vero che non possono permettersi di irritare Garibaldi, in vista di Teano. Ma non basta a spiegare perchè Cavour non occupi anche San Marino. In realtà, se Cavour avesse inserito anche San Marino nel suo piano di occupazione, nemmeno Garibaldi avrebbe più potuto farci niente.

 Il fatto è che Cavour passa di qui proprio quando si accinge a dare inizio ad una operazione delicatissima. Di fronte alla prospettiva di una mezza penisola, San Marino è una inezia. I rapporti con Napoleone III sono troppo importanti in questo momento, per essere messi a repentaglio per quell'inezia. Cavour probabilmente vuole solo rimandare la questione.

 La protezione di Napoleone III non termina con la creazione del Regno d'Italia e la morte del Cavour. Prosegue fino a favorire, sia pure indirettamente, la stipula della prima convenzione Italo-Sammarinese. Infatti la firma avviene quando al governo c'è Rattazzi, il quale, d'accordo col Re, vuol riprendere il discorso dell'unità nazionale (mancano Roma e Veneto). Cioè quando, ancora una volta, si ha bisogno di Napoleone III.

Conclusione. L'apporto di Napoleone durante il Risorgimento italiano è notevole in ogni fase. San Marino, sotto la sua protezione, sopravvive alla unificazione della penisola italiana ed ottiene il primo vero timbro sulla sua sovranità con la Convenzione del 1862.

La protezione è chiesta dalla comunità sammarinese nel 1549 al Duca di Urbino, perché la aiuti a difendersi dagli attacchi provenienti dallo Stato Pontificio. Passa nel 1603 allo Stato Pontificio come impegno da parte dei papi a non sopprimere l’autonomia sammarinese. Nel 1862 il concetto di protezione è acquisito dal Regno d’Italia come vincolo alle prerogative della sovranità dello Stato sammarinese, nel momento stesso in cui se ne riconosceva l’esistenza.

 

Il Prof. Federico Bigi spezza tale catena e toglie dalla nostra libertà quell’ombra residuale, con l’accordo italo-sammarinese del 10 settembre del 1971, che così riformula l’articolo in questione rimasto invariato dal 1862: Le relazioni fra la Repubblica Italiana e la Repubblica di San Marino saranno ispirate a sentimenti di perpetua amicizia e di buon vicinato. La Repubblica di San Marino riconferma la sua neutralità ed esprime la certezza che non le verranno mai meno la più viva amicizia e la più ampia cooperazione della Repubblica Italiana per la conservazione della sua antichissima libertà e indipendenza. In questo intento il Governo Italiano ed il Governo sammarinese procederanno a regolari consultazioni sui problemi di comune interesse.

Tale riformulazione, facendo di San Marino uno Stato di pieno diritto, apre la strada ai rapporti diplomatici con gli Stati d’oltralpe e consente l’ingresso nel Consiglio d’Europa, nella CSCE e poi, il 2 marzo 1992, nell’ONU.

Ed è proprio l’ingresso della repubblica nell’ONU, accolta dall’Assemblea Generale per acclamazione, il più alto riconoscimento del suo diritto alla piena indipendenza, frutto del cammino della comunità del Titano, iniziato nell’antico Medioevo Cristiano, all’ombra di un Santo.

 

 
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